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Newsletter della Biblioteca L. Jacobilli di Foligno
Appuntamenti - Letture - Novità


Anno IV, Marzo-Aprile 2010

 

COMINCIAMO BENE!

 

Un ignoto Autore medievale dimostrò la sua riluttanza a prestare libri scrivendo alcuni versi che traduciamo:

“Non presterò un mio libro

Se lo prestassi non lo riavrei

Se lo riavessi non sarà così presto

Se lo riavessi presto non sarà in buono stato

Se non in buono stato perderò un amico

Ergo non presterò libri”.

“Librum meum non praestabo

Si praestabo non habebo

Si habebo non tam cito

Si tam cito non tam bonum

Si tam bonum perdo amicum

Ergo nolo prestare librum”

 

 

 IL SESSANTOTTO A FOLIGNO

(UNA PAGINA DI STORIA)

 

Avvenne così: nel 1962 si seppe, attraverso il settimanale “La Rocca” della “Pro Civitate Christina” di Assisi, che un nuovo esperimento educativo in favore dei giovani era nato a Milano, ad opera di un sacerdote diocesano, Don Luigi Giussani. Si venne a anche a sapere che questo movimento si chiamava “Gioventù Studentesca” e che aveva sede a Milano in via Statuto 2, e che organizzava settimane di esperienza comunitaria e di riflessione cristiana a Madonna di Campiglio e in Liguria, a Varigotti.

Queste notizie non furono innocue: proprio nel 1962 era stato consacrato vescovo mons. Dino Tomassini, assistente diocesano della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica); egli lasciò dunque il suo incarico a Foligno e fu necessario trovare un successore: venne scelto Don Dante Cesarini. Questi e alcuni animatori della GF (Gioventù Femminile di Azione Cattolica) decisero di andare a Varigotti per vedere coi propri occhi il nuovo esperimento educativo.

Partirono verso la Liguria Don Dante, la spigolatrice Antonietta Pace, l’educatore presso la Casa del ragazzo Imero Bianconi. Fu una esperienza indimenticabile perché si poté ascoltare un rinnovato linguaggio teologico più adatto ai tempi, un nuovo modo di cantare canzoni sacre, un modo fraterno di stare insieme ragazzi e ragazze con un progetto pedagogico ispirato alla coeducazione.

L’esperienza di Varigotti non bastò; Don Dante decise di andare, da solo, a Milano per colloquiare con Don Luigi Giussani; fu ricevuto con molta cortesia e fu invitato a partecipare a diversi incontri per animatori, che si tenevano nel cosiddetto “Pirellone”, ed a conoscere diverse attività educativo-caritative che si svolgevano invece nelle cosiddetta “Bassa” milanese.

Il vescovo di Foligno, Siro Silvestri, fu informato di questi incontri e volle leggere gli opuscoli descrittivi del metodo della Gioventù Studentesca milanese: Tracce di esperienza e Appunti di metodo cristiano. Trovò che il linguaggio di questi opuscoli era un po’ troppo intellettuale, ma diede l’approvazione alla ripetizione del metodo educativo milanese in Foligno.

Nacque così la Gioventù Studentesca folignate che restò legata solo formalmente alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica, la quale continuava a dividere ragazzi e ragazze, non accettando il metodo della coeducazione. Anche molti parroci della nostra città non apprezzarono questa novità. Ma a molti giovani folignati piacque il metodo dei “raggi”, vale a dire degli incontri ragazzi-ragazze imperniati su un tema capace di creare dialogo, incontri in cui si poteva parlare liberamente e che superavano l’antico metodo scolastico dell’insegnante abituato a parlare per primo e che al massimo accettava domande di spiegazione quando aveva finito di parlare. I giovani folignati, guidati soprattutto da animatori come Pietro Pergolari e dalla sua fidanzata Paola Landi, da altri giovani volenterosi come Maria Rossetti, Arturo Ferranti, Mario Carlotti, Gianni Morettini ecc. e anche da allievi ufficiali della locale caserma provenienti dal milanese, applicarono a puntino il metodo di Gioventù Studentesca, organizzando la cosiddetta “caritativa”, vale a dire una iniziativa di sostegno in favore di famiglie povere, poi un’altra iniziativa pedagogica in favore dei ragazzi della pianura folignate, una terza iniziativa consistente nella stampa del periodico “Melchiorre”, nato per essere diffuso nelle scuole folignati, ecc. Gli incontri della Gioventù Studentesca folignate avvenivano a pianterreno del Vescovado, in una ampia sala che ora è sparita per dare spazio a diversi uffici; il vescovo si preoccupò di far comperare sedie in numero sufficiente per tanti giovani.

Ma ecco il culmine del Sessantotto: Gioventù Studentesca ne era stato il presagio. Ora bisognava dare spazio all’impegno politico, partitico e movimentista; Gioventù Studentesca doveva arricchire il proprio metodo. In sostanza bisognava cambiare, tra l’altro, l’Assistente ecclesiastico e dunque fu nominato Don Germano Mancini. Non era facile guidare e nemmeno seguire i giovani in questo frangente. Anche Gioventù Studentesca di Milano subì il contraccolpo, entrò in crisi, dovette cambiare metodo e si chiamò con un nome nuovo: Comunione e Liberazione.

A Foligno i giovani che divennero importanti esponenti del nuovo corso furono M. Rita Lorenzetti, Giorgio Raggi, Gianni Morettini, ecc. In FUCI ( Federazione Universitari Cattolici Italiani) il nuovo corso ebbe come protagonista Fabio Bettoni che entrò in polemica con la Presidenza di allora; l’assistente ecclesiastico era Don Giuseppe Cavaterra.

La cosiddetta “pagina sette” della “Gazzetta di Foligno”, che fu pubblicata dal 1969 al 1971, rendeva molto bene l’idea del nuovo corso di pedagogia cattolica, più politico del precedente, più innovatore, forse più impaziente.

Ma tornando agli anni di Gioventù Studentesca immediatamente precedenti al Sessantotto, ci piace portare esempi della novità linguistica dei messaggi rivolti ai giovani. La novità si imperniava sull’“accadimento”, vale a dire sulla presa di coscienza di un senso profondo e rinnovato delle proprie scelte vitali. Si diceva: «L’incontro storico con Gesù costituisce l’incontro col punto di vista risolutivo e chiarificatore dell’esperienza umana. E proprio questo incontro noi vogliamo di nuovo compiere».

Oltre l’“accadimento” si poneva l’“autorità” come servizio, e si diceva: «L’autorità, prima di essere un diritto, dovrebbe essere un fatto, il fatto di uno spirito comunitario eccezionale… L’autorità può esser rimossa solo dalla regola che l’ha costituita».

Inoltre si dava per scontato l’urto con la cosiddetta “mentalità corrente”: bisognava “mettersi contro” con forza, perché la mentalità corrente, si diceva, non esiste soltanto fuori di noi, ma ci pervade nel profondo: «per essere onesti, ad un certo momento occorre porsi di fronte ai problemi seri, non solo nella parte interiore della propria coscienza, ma anche nel dialogo con gli altri».

Da questi tre esempi di nuovo linguaggio, si può capire l’energia che il metodo di Gioventù studentesca aveva dentro di sé, la sua terapia contro gli accomodamenti e i camuffamenti, la sua propensione alla chiarezza, la sua sfida.

Ma i tempi non erano maturi per una versione politica realistica. Forse nemmeno oggi i tempi sono maturi. Bisognava tentare, e qualcuno tentò.

 

 

 ANCORA DOVEROSI RINGRAZIAMENTI

Continuano le donazioni di libri e periodici alla nostra Biblioteca. Ringraziamo sentitamente gli ultimi donatori: il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi, mons. Eros Mancinelli,  la signora Mary  Moriconi. Ripetiamo poi i ringraziamenti a coloro che hanno fatto donazioni e proseguono a farcene: l’avv. Vinicio Mazzoli,  mons. Giuseppe Bertini, il Vicario generale della nostra diocesi Don Gianni Nizzi, l’avvocato Giuseppe Mancini, la prof. Anna Rita Innocenzi, il dott. Roberto Ferracci, ecc. Sono tanti e meritano un grande plauso.

 

 

QUESTA NOTIZIA CI PIACE

 

Forse per merito anche di “Jacobilli News”, gli utenti della Biblioteca “Lodovico Jacobilli”, nel 2009, sono raddoppiati. Le consultazioni hanno raggiunto la bella cifra di 4560. Grazie a tutti!

 

 

 

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